«l’Amor che move il sole e l’altre stelle» (Dante).
CHE IL NATALE ACCENDA IL SANTO DESIDERIO…
La stella è protagonista della vicenda del Natale. La stella che ha guidato sacerdoti di un’altra religione, i Magi persiani, ad adorare il Dio disceso in terra.
I mistici parlano del “santo desiderio”, cioè letteralmente il sentire la mancanza delle stelle (sidera). Ma come parlare di stelle in tempi così bui? Sono nato negli anni ’60, ciò che ci narravano i “vecchi” sin da quando eravamo bambini erano visioni di speranza. Magari di idee così diverse da apparire opposte, ma con tanta voglia di Ricostruire. Sono nato ricostruttore!
Mai mi sarei immaginato, nella mia gioventù, di vivere un tempo simile. Di vedere comportamenti umani così distruttori…Non voglio fare l’elenco delle disumanità cui dobbiamo assistere, le voglio riassumere in due sole espressioni: indifferenza al male; godere del male. Il resto non mi interessa. Sono stanco di chi addita gli errori degli altri. Errare è umano! Sono umano…
Pochi giorni fa ero sulla tomba di Madre Teresa a Calcutta, e coi i suoi amati “morenti”. E lì ho letto un suo prezioso pensiero: «Preferisco fare errori nella gentilezza e compassione che miracoli nella cattiveria e durezza». Capisco sempre più quello che dice…
Ora però sono tempi bui. Vedo troppi cedere alla di-sperazione. Mi ferisce profondamente, perché la Speranza è la spinta della mia vita. Eppure ne ho vissute tante di ferite, di ingiustizie subite e incomprensioni, ho assistito a menzogne elevate a verità, e data fiducia a chi non l’ha meritata. Ho perso a questa vita, anche strappate violentemente o prematuramente, alcune delle persone più care. Ho attraversato tante avventure, realizzato progetti tra tante difficoltà e insidie. Nulla di questo ha intaccato la mia speranza. Il buio non mi fa alcun timore.
Nel deserto della Persia giunsi una volta ad un antico tempio, era il luogo di culto dell’antica tradizione dei Magi, quelli che sono andati a Betlemme alla grotta del Messia. Il sacerdote custode del tempio mi disse che nella loro antica religione la luce del sole è forza tenebrosa perché fa tacere gli dei! Non ci avevo mai pensato prima! D’altronde, quando si prega con la meditazione, si chiudono gli occhi. Si fa buio. È solo scendendo nelle profondità, nel buio, che si vedono altre luci.
In questi tempi così “bui”, scoprire che è solo al buio che vedi le stelle, potrebbe dare un senso a tanta oscurità. Leggere il cielo stellato, scoprire che queste parlano ed indicano una stella polare. Non siamo persi… la Stella polare della nostra vita, l’Amico divino, è sceso nel buio di questa umanità.
CHE VI GIUNGA IL MIO ABBRACCIO DI NATALE!
«affinché io possa abbracciarli tutti insieme, tutti i peccatori sono giunti per ammirare l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Da allora, tutti gioiscono, anch’io desidero gioire. Anch’io mi auguro di partecipare alla danza corale, di celebrare la festa […] portando tra le braccia la culla di Cristo. Perché essa è tutta la mia speranza, la mia vita, la mia salvezza, il mio piffero, la mia arpa. […] E anche io, con gli angeli, canto: Gloria a Dio nelle altezze supreme; e con i pastori: e sulla terra sia pace agli uomini di buona volontà» (Giovanni Crisostomo, Omelia sulla Natività)
Amiamo un amico divino che è artista, è creativo, è coinvolgente. Quanto mi incantano le parole rivolte da Lui a Caterina da Siena: «Vi ho creati senza di voi, ma non vi salverò senza di voi. Occorre dunque che portiate in mano questa chiave; non bisogna restare seduti, bisogna camminare. Avanti, nella via aperta dalla mia Verità! E in piedi!». Ci vuole partecipi del suo progetto, del suo sogno su di noi! Occorre rispondere al suo richiamo. La “chiave” è il Suo Nome, la nota segreta dell’infinta sinfonia del cosmo che Lui ha posto in noi, quel mantra, quella giaculatoria, quella «pietruzza bianca, sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi lo riceve” (Ap 2,17).
Ho riscoperto la bellezza del pensiero di san Giovanni Paolo II abitando tra mura del convento che lo ospitò in Prato, ed ho trovato un’omelia tenuta durante una visita a Kiev: «“Tu mi hai scelto dal seno materno” (Sal 71,6). Possiamo fare nostra, oggi, quest’esclamazione. Dio ci ha conosciuti ed amati prima ancora che i nostri occhi potessero contemplare le meraviglie del creato. Ogni uomo nascendo riceve un nome umano. Ma prima ancora, egli possiede un nome divino: il nome con il quale Dio Padre lo conosce e lo ama da sempre e per sempre. Così è per tutti, nessuno escluso. Nessun uomo è anonimo per Dio!».
Il mio impegno per il tempo a venire è che non lo sia nessuno di coloro che incontro. E chiedo perdono per ogni volta che le mie giornate non mi hanno permesso di accogliere come meritavano le persone che ho incontrato.
In questo anno, per me molto duro, ha capito che le sfide e le sofferenze della vita sono come i “lavandai”. Bisogna sottoporsi a battiture, pestature, tiramenti e raschiature, «però con queste cose la tua veste diviene splendente» diceva Nilo Asceta. Nella Filocalia si dice che la nostra anima deve diventare come un astro splendente, che si comporta come tutte le stelle del firmamento che ruotano attorno alla stella polare, e diventare «stelle che illuminano la notte della vita» anche per gli altri e non solo per se stessi.
Dice Berdjaev che «di notte risplendono luminose le stelle, e si hanno rivelazioni che il giorno ignora». Molte volte ho udito da eremiti libanesi, monaci ortodossi, sufi iraniani o mistici ebrei, una stessa identica frase: «dopo la mezzanotte si aprono le porte dei cieli».
AUGURO A TUTTI CHE L’ATTESA DELLA MEZZANOTTE PIÙ SACRA…
…trasformi ogni cosa in meraviglia, perché se ogni giorno non rinasce in noi l’impossibile la nostra vita si spegne nel torpore. Usiamo l’attesa della Mezzanotte per renderci grotta, e il cuore svuotato da ogni egoismo, divenga coppa e mangiatoia per essere riempita della Vita divina! Poiché «Dio desidera soltanto che tu esca da te stesso […] e lasci che Dio sia Dio in te» (M. Eckhart).